Basilicata da bere: Sertus e Amaro DiVino raccontati
«C’è un momento preciso in cui tutto inizia?» Francesco Radosta sostiene di sì. Ma non è detto che quello sia in assoluto il momento più favorevole. Per Sertus e Amaro DiVino, i due prodotti della ditta Basilicata Bibendo, quel momento coincide con il 2020. Siamo a Roma, la città in cui Francesco e Cecilia vivono da quasi vent’anni, «una seconda casa» dicono. «Ma la casa vera è un’altra cosa» si affrettano a specificare. È il periodo del lockdown, Cecilia perde il lavoro, le giornate si dilatano, il tempo sembra immobile e impossibile.
«Per ingannare il tempo, la nostra cucina si trasformò in una piccola distilleria», racconta Radosta, ideatore, insieme alla moglie, del liquore e poi dell’amaro. Limoncello, allorino, nocino. Esperimenti casalinghi che profumano di sud e di ritorno alle radici. «È da questi tentativi che ha forma un’avventura destinata a cambiare le nostre vite».
Il primo esperimento e l’origine del nome
A fare la differenza un’intuizione semplice quanto rivoluzionaria. Peperone, alloro e arancia. È la prima ricetta casalinga di quello che sarebbe poi diventato il Sertus.
«Non avevamo mai pensato a un prodotto commerciale. Era curiosità, voglia di sperimentare», spiega Radosta. Ma il risultato sorprende. La coppia decide di far valutare il liquore ai fratelli Lottino, realtà di riferimento nel settore degli spirits artigianali lucani. Il verdetto è netto: «Ci dissero che in un mercato ormai saturo come quello dell’alcool avevamo creato qualcosa che non esisteva». Da qui la soddisfazione e lo slancio che porta Francesco e Cecilia a lasciare Roma. «Per noi fu il segno che era arrivato il momento di tornare a casa, a Potenza, per trasformare l’idea in un progetto concreto».

Basilicata Bibendo

Foto © Facebook Sertus
Il nome Sertus affonda le radici nella tradizione lucana. «Deriva dal verbo latino sĕrĕre – spiega Francesco – e significa “intrecciare”». Il richiamo è alle serte. Caratteristiche collane di peperoni intrecciati e essiccati al sole, simbolo di una cultura agricola antica e identitaria. Non solo un riferimento estetico, ma una dichiarazione di intenti: raccontare la Basilicata con un liquore mai visto prima. E farlo dal dentro, ritornando a casa.
La produzione e le materie prime
«Il passaggio dal prodotto casalingo alla ricetta definitiva ha richiesto tempo e rigore – racconta Radosta. Abbiamo lavorato a lungo sulla bilanciatura del Sertus, cercando di mantenere l’anima del primo esperimento rendendolo stabile e riproducibile». La produzione avviene a Tito Scalo, presso Lottino Spirits, realtà specializzata nella lavorazione artigianale di distillati e liquori, che affianca Basilicata Bibendo nella trasformazione delle materie prime locali in prodotti di alta qualità.
E le materie prime? «Per i peperoni di Senise IGP ci forniamo da Masseria Pennella, un’azienda agricola del territorio che lavora nel rispetto delle pratiche tradizionali. Dopo l’essiccazione naturale, i peperoni vengono lasciati a macerare in alcool di grano tenero per non meno di venti giorni. Seguono le fasi di brillantatura e affinamento».
Nasce così un liquore capace di sorprendere senza tradire le proprie origini. «Volevamo portare l’esempio di una tradizione che non si arrende a sé stessa, ma capace di reinventarsi. Era un sogno. Adesso è realtà».
Amaro DiVino, una risposta a nuovi gusti
Nel 2023 è la volta di Amaro DiVino. Una naturale evoluzione del percorso intrapreso. «Sentivamo l’esigenza di andare incontro anche a chi non ama il dolce del liquore», spiega Radosta. Nasce così un amaro fresco, contemporaneo, versatile.
La base è la Malvasia bianca, vitigno autoctono lucano. Ad arricchire: genziana, arancio dolce, finocchietto selvatico, l’aroma delle foglie d’olivo e l’amaricatura del bergamotto. «A fine macerazione viene inserita da fresca la Malvasia Bianca di Cantine di Venosa», sottolinea Radosta.
Il risultato è un gioco di equilibri in cui la dolcezza del vino ingentilisce il sorso, mentre la componente erbacea struttura il carattere. «L’abbiamo pensato non solo come digestivo, ma anche come base per cocktail. Il nome stesso nasce da un gioco di parole tra “divino” e “di vino”, a sottolineare la doppia anima del prodotto».

Basilicata Bibendo

Foto © Facebook Cantina di Venosa
Due prodotti, un’unica visione
I prodotti sono oggi due espressioni diverse del patrimonio liquoristico lucano. Valorizzare le materie prime locali con uno sguardo contemporaneo, capace di sorprendere, divertire. Questa la filosofia comune.
Ma le difficoltà non sono mancate. «La principale è stata l’investimento iniziale – dice Francesco. Il mercato dell’alcool è saturo e proporsi non è mai semplice. Purtroppo, paradossalmente, la diffidenza maggiore l’abbiamo incontrata proprio in casa. La Basilicata soffre ancora di un forte campanilismo che rende diffidenti e restii. Caratteristiche che possono trasformarsi in scogli non sempre facili da affrontare».
Produzione, mercati e riconoscimenti
Oggi Basilicata Bibendo produce circa tremila bottiglie l’anno. I prodotti sono distribuiti in tutta Italia, Sardegna esclusa, e all’estero hanno già raggiunto Washington e Vienna, con l’obiettivo di arrivare presto a Londra e Amsterdam.
E anche i riconoscimenti non si sono fatti attendere. Entrambi i prodotti sono infatti entrati a far parte della guida Spirito Autoctono di Trenta Editore, pubblicazione dedicata alle eccellenze liquoristiche italiane legate ai territori. Amaro DiVino ottiene l’Ampolla d’Oro, massimo riconoscimento della guida, mentre Sertus conquista le 4 Stelle Selective, confermando la solidità e l’originalità del progetto.
Il futuro allora parla lucano? «Credo che la nostra storia dimostri come, anche nei momenti più incerti, possano nascere idee capaci di durare nel tempo – conclude Francesco. Di certo non ci aspettavamo che dalla cucina del nostro appartamento romano potesse avviarsi una produzione riconosciuta a livello nazionale, ma il filo conduttore resta la Basilicata». Una terra aspra, diffidente forse, ma ricchissima di spunti. E da qualche anno, anche di nuovi spiriti.