Happy Duck Brewing: birra, terra e futuro in Basilicata
Le origini agricole della Duck Farm
«Tutto nasce da mio nonno Domenico, che nel 1948 comprò i primi terreni in agro di Tursi», racconta Dorian Di Noia, classe 1980 e anima del Birrificio Happy Duck Brewing Co. Per decenni l’azienda è stata un’impresa agricola familiare: otto ettari dedicati alla produzione di pesche, albicocche e susine, e altri otto di seminativi. «La nostra è sempre stata una realtà contadina, ma nel 2023 abbiamo deciso di trasformare questa eredità in qualcosa di nuovo».
Nasce così Happy Duck Brewing Co., un birrificio agricolo indipendente, che fa dell’agricoltura e della sostenibilità il proprio cuore pulsante.
Ma perché “agricolo” e “indipendente”? «Agricolo perché almeno il 51% delle materie prime proviene direttamente dai nostri campi» spiega Dorian. Dal 2022, infatti, la Happy Duck Farm ha avviato la semina di orzo da birra che, una volta raccolto, viene inviato al COBI di Ancona, un centro specializzato di malteria e trasformazione del cereale in malto, per la cosiddetta maltazione.
«Indipendente perché siamo una gestione esclusivamente familiare, senza finanziamenti o manager esterni – precisa l’imprenditore – la nostra è stata una scelta ben precisa, abbiamo voluto mantenere il controllo completo, finanziario e operativo di tutta l’azienda, al fine di preservarne idee e identità».


Il luppoleto e la visione verde
Al 2024, invece, risale la piantumazione del luppoleto aziendale, con le varietà Cashmere e Chinook, destinate a entrare a pieno regime nei prossimi anni. Un luppolo aromatico, con sentori freschi e agrumati, il primo, ideale per birre moderne e fragranti. Dalle note resinose e speziate, il secondo, per una birra dal carattere deciso e intenso.
«Vogliamo produrre sempre più ingredienti da noi – afferma Dorian – siamo consapevoli del fatto che un simile percorso di coerenza e continuità comporti sempre nuove sfide e sacrifici, ma al contempo siamo convinti che sia l’unico modo per dare al nostro prodotto tutt’un altro sapore. Raccontare davvero il territorio, sorso dopo sorso».
Obiettivo 2030: birra CO₂ free
Ma la vision aziendale più sfidante è sicuramente quella di brassare birra con l’intento di avere il minor impatto ambientale possibile. Ecco perché, anno dopo anno, la gestione si impegna a trasformare un valore, un’aspirazione futura, quella della massima sostenibilità ambientale, in strategia operativa, obiettivi concreti a lungo termine a cui tendere e per i quali lavorare quotidianamente.
«Non parliamo solo di metodi di spillatura ecologici, al contrario di quanto si possa erroneamente pensare – sottolinea Di Noia – ma dell’intero processo produttivo». Per questo motivo nel 2025 il birrificio ha installato un impianto di pannelli fotovoltaici, con l’obiettivo di raggiungere la completa autonomia energetica e di rendere la produzione CO₂ neutral entro il 2030.
«Il nostro sogno di fare impresa qui, al Sud, passa anche per la sostenibilità ambientale. Non vogliamo solo brassare birra di qualità: vogliamo farlo rispettando la terra da cui viene».
Stili birrari e produzione
Il birrificio si orienta prevalentemente verso birre a bassa fermentazione. Quattro gli stili principalmente prodotti nel corso dell’ultimo anno. Una Munich Helles a cui si affianca un’Italian Pils, lager chiara e dissetante, un’IPA aromaticamente intensa, e un English Porter, versione scura, maltata e ricca di profumi tostati, tipici dello stile porter britannico.
Dorian spiega: «Nel 2025 la nostra produzione si è attestata intorno ai 50 ettolitri». Una quantità contenuta, tipica dei birrifici artigianali, ma con l’ambizione di crescere mantenendo qualità e identità. «Non puntiamo alla quantità industriale, ma a essere riconoscibili e coerenti», dice.


Attualmente Happy Duck non imbottiglia le proprie birre: la vendita avviene direttamente in fusti per spillatore, ideali per locali e pub. «È una scelta che riflette il nostro modo di lavorare, ma nonostante ciò le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino non sono trascurabili. I canali commerciali sono pochi, frammentati e spesso concentrati localmente. Ecco perché le nostre produzioni restano confinate alla regione o addirittura al circondario. È un limite che stiamo cercando di superare aprendoci a mercati extraregionali».
Progetti futuri
Tra le idee più innovative in cantiere, una birra 0% alcool o una bevanda ispirata alla birra zero alcool e zero calorie. «Stiamo prendendo in considerazione anche quest’ultima possibilità. Si tratta di un trend che nasce nel mondo anglosassone – spiega Dorian – una sorta di infuso gassato d’acqua di luppolo, perfetto per chi cerca il gusto senza effetti alcolici».
E infine il sogno: «Vorrei vedere un pub tutto nostro, un luogo dove raccontare la nostra birra, la nostra terra e il nostro progetto. Non è un’impresa semplice, ma ridisegnare nuove strade per la birra artigianale lucana è ciò che guida e stimola ogni giorno il nostro lavoro. Il pub sarebbe la conclusione perfetta di questo puzzle che costruiamo ormai da anni».