Frantoio Montanaro, il racconto della quarta generazione
Quella di Frantoio Montanaro è una storia imprenditoriale che vede il proprio avvio agli inizi del Novecento. Siamo a Palazzo San Gervasio, nel nord-est della Basilicata, in provincia di Potenza. È qui che Savino Montanaro decide di fondare il gruppo partendo dalla trasformazione delle olive e dallo stoccaggio di cereali.
Un percorso imprenditoriale capace di evolversi nel tempo, attraversando il boom economico, i cambiamenti del mercato e le trasformazioni tecnologiche del settore agroalimentare. Oggi alla guida c’è la quarta generazione. Sabrina Montanaro, 33 anni, raccoglie e rilancia l’eredità familiare con una visione fresca e contemporanea del prodotto.
La lungimiranza di Savino e la svolta tecnologica
Uno dei passaggi chiave nella crescita aziendale è l’investimento precoce in innovazione. «Mio padre è stato tra i primi imprenditori della zona a credere davvero nei nuovi impianti», racconta Sabrina. «La sostituzione del sistema tradizionale a presse con un impianto a ciclo continuo, fu una scelta coraggiosa, ma determinante».
L’introduzione della prima centrifuga sul territorio segnò una svolta. Oggi il frantoio dispone di impianti di ultima generazione a ciclo continuo con estrazione a freddo e controllo costante della temperatura. Fattore fondamentale per preservare le caratteristiche organolettiche delle olive. «Crediamo fortemente che l’innovazione sia uno dei principali strumenti al servizio della qualità – spiega la giovane imprenditrice – e non un vezzo fine a sé stesso, come erroneamente viene a volte percepita».

Dalla materia prima al controllo di filiera
Resta però fondamentale ricordare come il percorso qualitativo veda il proprio principio nel campo. «Il mio compito è seguire ogni fase, dalla raccolta alla lavorazione – afferma Montanaro, che in azienda ricopre il ruolo di quality e retail manager. La gestione della materia prima è il primo vero atto di responsabilità verso il consumatore».
L’azienda può oggi contare su circa 20 ettari di uliveti di proprietà. A questi affianca una rete consolidata di fornitori locali tra Basilicata e Puglia. Un equilibrio che si gioca tra produzione interna e collaborazione con agricoltori del territorio. Un equilibrio che esprime in sé l’antica vocazione del frantoio: fungere da ponte tra agricoltura e industria, trasferendo competenze tecniche e valorizzando le produzioni locali.
Tre monovarietali per raccontare il territorio
L’attuale gamma si articola in tre monovarietali. Ogliarola, Peranzana e Coratina. Tre identità distinte che permettono di esplorare profili sensoriali differenti. Dalla delicatezza della prima, al fruttato medio intenso della seconda, fino al carattere ben più deciso e strutturato della Coratina.
«Ogni varietà ha una personalità precisa, e il nostro compito è raccontarla e valorizzarla al meglio». Tra le novità più recenti del brand, una veste grafica rinnovata per i tre monovarietali e l’avvio di una linea biologica, segno di un’attenzione crescente verso pratiche produttive sostenibili e verso una domanda di mercato in continua evoluzione.


Distribuzione, ristorazione e mercati esteri
La distribuzione privilegia ristoranti, clienti privati e mercati esteri. Un canale particolarmente dinamico è quello del Nord Italia, dove l’olio Montanaro ha trovato un pubblico attento e consapevole. «La scelta di puntare sulla ristorazione non è casuale: è lì che l’extravergine può essere interpretato, spiegato, abbinato con competenza, contribuendo a diffondere una cultura dell’olio di qualità».
Packaging e identità: dalla ceramica alla Kandiski
Accanto al prodotto, anche il contenitore diventa racconto. Tra i progetti più originali figura la linea in ceramica, realizzata con il contributo di artigiani locali, modellate e dipinte a mano. Un modo per coniugare funzione e valore estetico, rafforzando il legame con il territorio.
A questa si affiancano la Gold Collection e la linea Kandiski, che veste l’olio con cromie ispirate all’arte astratta, trasformando la bottiglia in un oggetto di design. Scelte che non snaturano il prodotto, ma ne amplificano la capacità comunicativa, intercettando pubblici differenti.


Premi e riconoscimenti: uno stimolo al miglioramento continuo
Negli ultimi anni il Frantoio Montanaro ha collezionato riconoscimenti in concorsi di settore, confermando la bontà del percorso intrapreso. Ultimo traguardo raggiunto, il secondo posto al Concorso Nazionale Mastro d’Oro 2026, uno dei riconoscimenti più autorevoli nel panorama dell’olio extravergine di oliva italiano. «I premi non rappresentano un punto di arrivo, ma uno stimolo a proseguire sulla strada dell’innovazione coerente e della qualità. Ogni attestazione è una responsabilità in più – osserva Sabrina – significa che qualcuno ha riconosciuto il nostro impegno. E questo ci spinge a fare sempre meglio».
In un contesto competitivo e in continua evoluzione, la sfida resta quella di mantenere saldo il legame tra tradizione familiare e tecnologia avanzata, tra identità territoriale e apertura ai mercati.
Uno sguardo al futuro
Ma quale lo sguardo al futuro e quali le nuove sfide? «Guardare avanti, oggi, per il Frantoio Montanaro, significa consolidare il ruolo di intermediario qualificato tra agricoltori e trasformazione industriale. Investire in sostenibilità e continuare a diffondere la cultura dell’extravergine di qualità».
In questa visione, la quarta generazione non si limita a custodire una storia iniziata oltre ottant’anni fa ma la interpreta con strumenti nuovi. «La visione è quella di un olio extravergine che continui a parlare della Basilicata, attraverso scelte concrete, competenze tecniche e una filiera attentamente governata».