Il vino jonico di Palmiotto: dal mito al Susumaniello
Antiche Cantine Palmiotto affonda le proprie radici nel passato. È il 1923 quando il nonno di Gianluca avvia un’attività di vendita di vino sfuso. É un tempo in cui il vino rappresenta nutrimento quotidiano, legame sociale, economia di prossimità.
Una storia familiare che attraversa tre generazioni. Dopo il passaggio segnato dal lavoro del padre, è negli ultimi dieci anni, con l’ingresso di Gianluca, che l’azienda compie una trasformazione profonda, scegliendo di strutturarsi come realtà di lavorazione, selezione e stoccaggio, capace di dialogare con territori diversi e di tradurli in un linguaggio enologico riconoscibile.
«Non volevo semplicemente produrre vino. Volevo raccontare una storia che parlasse del nostro Sud con rispetto e visione» spiega Palmiotto. Una visione che oggi si concretizza in scelte produttive meditate e un forte investimento sull’identità culturale.
Territori diversi, un’unica direzione: qualità, selezione e ricerca
Antiche Cantine Palmiotto non possiede vigneti di proprietà. L’azienda lavora con circa trenta conferitori selezionati, distribuiti tra Basilicata e Puglia. «Nel corso degli anni abbiamo stabilito un rapporto di fiducia fondato sulla qualità delle uve e sulla conoscenza dei territori di origine».
Il Primitivo arriva dall’area di Manduria, dove questo vitigno trova una delle sue espressioni più intense; il Negroamaro dal Brindisino, mentre la Falanghina è coltivata nella zona di Santeramo. Una ricerca che guarda oltre i confini regionali. «Ricercatezza della materia prima, senza mai perdere il legame con l’area jonica. Questa la strada che intendiamo percorrere».
Ed è infatti l’area jonica il cuore simbolico e produttivo della maggior parte delle etichette. Da questa filosofia nasce una gamma articolata, divisa tra linea convenzionale e linea biologica, quest’ultima avviata dieci anni fa e oggi certificata da Sidel Italia S.p.A., a testimonianza di un percorso di sostenibilità costruito nel tempo.
Il mito come linguaggio: etichette che raccontano il territorio
Uno degli elementi più riconoscibili di Antiche Cantine Palmiotto è senza dubbio l’uso dell’immaginario mitologico come chiave narrativa del brand. «Le nostre etichette non sono semplici nomi evocativi, ma strumenti di racconto che intrecciano vino, storia e paesaggio. Il mito è un ponte. L’occasione di raccontare il territorio jonico in modo universale» spiega Gianluca.

Così Poseidone, Falanghina IGP bio, richiama il mare e la sapidità, la freschezza mediterranea. Afrodite, Primitivo IGP rosato bio, evoca, con il suo profilo aromatico, equilibrio e armonia. E ancora Dionisio, Apollo, Ermes. Le etichette diventano narrazioni simboliche. «L’idea è stata quella certo di incuriosire il consumatore, accompagnandolo però alla scoperta di una storia più ampia, affascinante e unica».
Il Susumaniello e la linea Prestige
Accanto alle etichette più rappresentative, Antiche Cantine Palmiotto ha dato vita a una linea Prestige, pensata per l’alta ristorazione, i villaggi turistici e il mercato estero. Qui la sperimentazione si fa più marcata. «Una delle nostre scommesse è stata Demetra. Un Negroamaro vinificato in bianco, capace di sorprendere per finezza ed equilibrio. Fresco ed elegante». A questa si affiancano due etichette a base di Susumaniello, vitigno autoctono del brindisino che per anni ha rischiato la scomparsa.


Solo recentemente il Susumaniello, per anni utilizzato come uva da taglio, è stato valorizzato. Il termine deriva dal dialetto salentino e significa somarello. Un nome dalla doppia connotazione. In primis, la difficoltà di lavorazione dell’uva stessa. “Testarda come un asino”, da qui l’appellativo. Al contempo, la grande produttività della pianta. Caratteristica che, facendo fede ai proverbi, l’accomuna al somaro per il duro e proficuo lavoro.
Il Susumaniello, recuperato grazie all’interesse di produttori attenti, è oggi apprezzato per il suo equilibrio tra acidità e tannini, assieme alla capacità di esprimere il territorio, diventando uno dei simboli della rinascita vitivinicola pugliese. Per il rosato della linea Prestige è prevista inoltre una fermentazione in barrique, scelta che conferisce complessità e profondità, distinguendolo dalle versioni più immediate.
Vino su misura: le etichette personalizzate
Accanto alla produzione standard, l’azienda offre la possibilità di realizzare etichette personalizzate, rivolte alla piccola ristorazione o ai privati. Un progetto che riguarda la linea convenzionale e che risponde al desiderio di rendere il vino uno strumento narrativo ancora più personale, capace di raccontare un evento, un luogo o una storia specifica.
L’Olimpo degli Dei: quando il vino incontra la cucina e il territorio
L’ultimo progetto di Gianluca Palmiotto è l’apertura, a Stigliano, dell’enoteca Olimpo degli Dei, inaugurata a fine novembre 2025. Uno spazio con 70 posti a sedere, pensato come luogo di racconto e condivisione, dove il vino dialoga con i prodotti simbolo del territorio. Marmellate biologiche, peperoni cruschi, formaggi locali e i salumi di Don Francesco, già protagonisti di un precedente articolo.


«Cerco di valorizzare, assieme al vino, tutto ciò che racconta questa zona», spiega Palmiotto. Interessante il progetto che porta, una volta al mese, nella cucina dell’enoteca, uno chef diverso. «Un pranzo come tour enogastronomico – aggiunge Gianluca – la richiesta fatta a questi professionisti è quella di interpretare le materie prime del territorio secondo la propria sensibilità». Una cucina che cambia voce, stile e punto di vista, contribuendo a restituire la complessità e l’unicità del paesaggio gastronomico lucano.
Antiche Cantine Palmiotto si muove oggi tra memoria e visione. Un’azienda in crescita che continua a interrogarsi su come dare forma, anno dopo anno, a un’identità autentica e riconoscibile.