Tenuta Croglia. Lavanda, terra e comunità in Basilicata
«E se provassimo?». Non tutti i progetti nascono da un piano preciso. Da un’eredità o da un futuro già pensato. Tenuta Croglia prende forma così. Dal dubbio che possa funzionare e dalla voglia di provarci. Qui, tra i campi di Baragiano Scalo, con il desiderio di rimettere in moto la terra. Di darle una nuova funzione. Tra filari lilla e orizzonti aperti.
Quando nel 2020 il mondo si è fermato e il lavoro di Lucia Suozzo ha subito una battuta d’arresto, è stato Pietrangelo Croglia a incoraggiare un cambiamento. «Proviamoci», le ha detto. Quasi per gioco, con la voglia di rendere produttivi alcuni terreni poco valorizzati, è iniziata un’altra storia.
Un progetto che cresce insieme alla terra
All’inizio c’erano poche migliaia di piante e molta curiosità. «Iniziammo con cinquemila piantine e producemmo il secco e l’olio», racconta Lucia. Nessun obiettivo ambizioso, nessuna rincorsa ai numeri. Solo il tempo necessario per capire una coltura nuova, osservarla crescere, imparare a rispettarne i ritmi. «Ci stavamo studiando a vicenda – racconta – noi e questa terra che piano piano cambiava. Sembrava di aspettare una sorpresa. Una piccola magia».
Oggi quei filari si sono moltiplicati e le piante di lavanda sono diventate tra le venti e le trentamila. Con loro è cresciuta anche l’idea di costruire una filiera chiusa, dal campo al prodotto finito. Coltivazione, raccolta, trasformazione e distillazione avvengono tutte all’interno dell’azienda. «Poco più di tre anni fa abbiamo fatto installare in azienda un distillatore – spiega Lucia – e oggi distilliamo anche per conto terzi». È da qui che nascono l’olio essenziale e l’idrolato di lavanda, l’acqua aromatica ottenuta durante la distillazione in corrente di vapore, un prodotto delicato ma prezioso, utilizzato per le sue proprietà lenitive, rinfrescanti e riequilibranti.
La raccolta, il tempo e le mani
La raccolta è uno dei momenti più delicati e rende bene l’approccio della Tenuta. Se ne occupa Pietrangelo, che per farlo ha fatto costruire una macchina su misura, capace di muoversi tra i filari senza rovinare le piante. Un gesto concreto, che Croglia racconta con la soddisfazione di chi è finalmente riuscito a trovare la soluzione ottimale a un problema.
Dopo il taglio, la lavanda viene legata in mazzetti, pulita, sgranata e messa ad asciugare a testa in giù. Una parte viene conservata sottovuoto per essere utilizzata durante l’anno, il resto diventa materia viva per nuove trasformazioni. Nascono così profumatori, bomboniere, saponi e altri prodotti artigianali.



È un lavoro fatto di pazienza e cura, di mani, portato avanti da Lucia ed altre cinque donne. «Questa parte del processo è forse quella che ho più a cuore di tutte – spiega Lucia. È lo specchiarsi negli stessi gesti con uno staff tutto al femminile. Il tempo condiviso che ci restituisce il valore del lavoro e del farlo assieme».
Prodotti e collaborazioni: rete, scambi e biodiversità
Ma ciò che caratterizza la storia della Tenuta è la fitta rete di collaborazioni sviluppata nel corso degli anni. «A un certo punto, la lavanda ha cominciato ad attirare nuove presenze – racconta l’imprenditrice – e non parlo solo di promesse spose e visitatori curiosi». Già da qualche anno, infatti, nei campi di lavanda sono arrivate le arnie di Giuseppe Pulella, apicoltore di Pignola. Da qui, un altro modo di intendere la collaborazione. «Le api trovano riparo e nutrimento tra i filari in fiore; in cambio, una parte del miele prodotto resta alla Tenuta». Un patto di fiducia, scambio e condivisione dei beni della natura. Una convivenza silenziosa e operosa, che lega tra loro biodiversità, agricoltura e relazioni umane.



E ancora tutt’una serie di idee e nuovi prodotti. La lavanda esce dai campi e incontra nuovi linguaggi. Un’esempio? Quello della trasformazione liquoristica. Da qui il Lavandello, liquore ai fiori di lavanda e agrumi. Prodotto che prende forma grazie alla collaborazione con La Fenice – Azienda Agricola di Anna Galasso, a Baragiano. Ecco la dimensione anche gastronomica del progetto. Dimostrazione di come una materia prima agricola possa raccontare il territorio anche in un bicchiere.
Il dialogo con il paese prosegue e si fa quotidiano. È la pasticceria Sablè a sperimentare il gelato alla lavanda. Dalla macerazione dei fiori allo sciroppo, aggiunto a basi delicate, quali cioccolato bianco o albicocca. Piccoli esperimenti, nati dal confronto diretto. Il rafforzamento di una rete locale capace di trasformare un campo di lavanda in un punto di incontro tra agricoltura, artigianato e creatività.
Tenuta Croglia come spazio di esperienza
Ma Tenuta Croglia non è solo un luogo di produzione. Ma spazio aperto, attraversato da persone, famiglie e bambini. Qui si organizzano picnic nella natura, attività ludiche e culturali. La Tenuta ospita centri estivi per bambini in collaborazione con la Ludoteca La Clessidra di Baragiano: passeggiate tra i campi, scoperta della convivenza con le api, osservazione degli animali e dei cicli naturali.
Non mancano le esperienze educative, come gli incontri con i Falconieri di Melfi per la didattica sui rapaci, le attività settimanali di lettura e laboratori per bambini dai 4 ai 9 anni curate dall’educatrice ambientale Daniela Casorelli. «Ci siamo conosciute durante un viaggio di lavoro in Grecia – racconta Lucia – e abbiamo deciso di intraprendere questa nuova avventura che adesso ha trovato programmazione e costanza». Accanto a questo, trovano spazio pratiche di benessere come yoga, pilates e corsi di preparazione al parto, oltre a trattamenti di shiatsu, svolti tra i filari nei mesi caldi o all’interno della struttura.


Carica di significato e di bellezza condivisa l’esperienza legata all’arte del vimini. «Per alcune giornate, un anziano di Baragiano, novantaquattro anni appena, ha insegnato ai bambini a intrecciare cestini». Un incontro semplice e potente, in cui il sapere manuale ha viaggiato da una generazione all’altra, trovando nella natura il luogo ideale per essere trasmesso.
Oltre la moda
Tenuta Croglia è oggi uno spazio molto fotografato. Apprezzato e condiviso sui social. I filari di lavanda, le luci al tramonto e le installazioni leggere la rendono attrattiva. Pittoresca, sarebbe stata definita un tempo. Oggi, instagrammabile. Ma il senso del progetto va oltre l’immagine, seppur bellissima e romantica. «Qui si viene per rallentare. Per rigenerarsi. Per stare nella natura – osserva Pietrangelo. E soprattutto per offrire ai bambini uno spazio in cui conti il contatto diretto con la terra, gli insetti, le stagioni».
In un territorio dove iniziative di questo tipo sono ancora rare, Tenuta Croglia rappresenta un’esperienza nuova, capace di tenere insieme agricoltura, comunità, educazione e benessere.
Nata quasi per gioco, Tenuta Croglia è oggi il risultato di una serie di scelte coerenti. Rispetto per la terra, valorizzazione del lavoro manuale, attenzione alle relazioni e capacità di fare rete. Un progetto che mette al centro il territorio e le persone, dimostrando come anche una coltura “di moda” possa diventare strumento di rigenerazione reale, se accompagnata da visione, pazienza e collaborazione.