Cicirelli, quando un figlio cambia il modo di produrre
Abbiamo imparato che le storie delle aziende agricole nascono, spesso, come storie di famiglie. La storia dell’azienda Cicirelli vede la propria genesi nell’incontro tra due territori diversi ma profondamente legati dalla cultura contadina: Altamura e Grassano. È il nonno di Daniele, originario di Altamura, ad acquistare nel tempo piccoli appezzamenti di terreno. Un patrimonio costruito poco alla volta, secondo quella logica di accumulo paziente che ha caratterizzato per decenni l’agricoltura meridionale.
Ed è tra i campi che Daniele cresce, maturando la scelta di rimanervi. Oggi l’azienda conta circa sei ettari di uliveto. Ogliarola, Coratina, Cima di Melfi e Leccino, che restituiscono un olio capace di raccontare la biodiversità olivicola del territorio.
Crescere insieme
«Negli ultimi anni l’azienda ha compiuto un passo che va oltre la semplice produzione agricola – spiega Cicirelli – aderendo al progetto di filiera Eufolia Mediterranea». Nato nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale della Basilicata con l’obiettivo di mettere in rete produttori, frantoi e soggetti della commercializzazione per rafforzare l’intera filiera olivicola lucana, il progetto punta a migliorare l’organizzazione produttiva, favorire pratiche a basso impatto ambientale, promuovere sistemi di certificazione, aprire nuovi canali commerciali e valorizzare l’olio extravergine come espressione del paesaggio e della cultura della Magna Grecia.


Per un’azienda di piccole dimensioni questo significa soprattutto non restare isolata. «Far parte di una filiera vuol dire smettere di pensare solo alla propria azienda. Da soli, in territori come i nostri, si rischia di rimanere invisibili. Insieme possiamo garantire qualità, tracciabilità e avere una forza che il singolo produttore difficilmente riuscirebbe a costruire».
Una riflessione che riguarda molte aree interne della Basilicata, in cui la frammentazione aziendale, se non accompagnata da percorsi comuni, rischia di trasformarsi in un importante limite competitivo. «La filiera ci dà la possibilità di mettere in condivisione comunicazione e strategie commerciali, mantenendo ciascuno la propria identità produttiva».
La materia prima
Il cambiamento arriva deciso lo scorso anno, con la nascita del suo primo figlio. Di “un nuovo slancio” parla Daniele. Il tutto parte da un’esigenza molto concreta legata allo svezzamento del bambino. Esigenza che diventa occasione per una domanda semplice ma decisiva: quali alimenti mettere nel suo piatto? La risposta di Daniele è quella di produrli direttamente.
L’obiettivo non è ampliare semplicemente il catalogo aziendale, ma avere il controllo completo della materia prima, conoscere ogni passaggio della lavorazione e poter garantire quella genuinità che ogni genitore cerca per il proprio figlio.
È una prospettiva che ribalta il modo di fare impresa: offrire agli altri esattamente quello che si sceglierebbe per la propria famiglia.
Una filiera costruita prodotto per prodotto
Nascono così i taralli, i biscotti da latte, i tozzetti integrali e ben sette formati di pasta. «Tutti i prodotti utilizzati, dal grano al peperone crusco, fino al finocchietto, vengono direttamente dalla nostra azienda» spiega Cicirelli con orgoglio. Per i taralli al cacio bucato, invece, il formaggio proviene dal caseificio del cognato Abbatangelo, sempre a Grassano. A legare tutti gli ingredienti c’è naturalmente l’olio extravergine prodotto dall’azienda.
Pur affidando alcune fasi della trasformazione a laboratori specializzati, Cicirelli mantiene il controllo sulla materia prima, scegliendo partner che condividono la stessa filosofia.


Il grano viene macinato presso il Molino Artigianale Dibenedetto di Altamura. Una scelta che racconta un po’ di un ritorno alla casa del nonno, ma anche di una realtà che ad oggi rappresenta un unicum. Un’azienda familiare che ha scelto di rimanere nel centro storico della città, di non trasformarsi in industria, continuando a utilizzare i macchinari storici al fine di preservare la dimensione artigianale che la famiglia ha difeso per quattro generazioni.
La pasta viene poi realizzata dal Pastificio San Giorgio di Gravina, mentre i taralli sono prodotti in un laboratorio specializzato di Palo del Colle. Una rete di collaborazioni che dimostra come la soluzione non passi necessariamente dall’internalizzazione, ma che possa rivelarsi nella scelta di affiancarsi ad altre realtà specializzate.
I progetti
I prodotti dell’azienda agricola Cicirelli sono ad oggi presenti in diversi punti vendita della provincia e presto saranno disponibili anche attraverso un proprio e-commerce, con l’obiettivo di raggiungere un pubblico più ampio.
Il prossimo progetto riguarda invece la realizzazione di un laboratorio aziendale che allarghi il concetto stesso di benessere. «Mia moglie Daniela è una biologa. Vorremmo mettere a frutto le sue competenze, ampliando il concetto dello stare bene anche al settore della cosmesi e della cura del corpo. Ingrediente principale, anche questa volta, l’olio d’oliva».
Un’evoluzione che appare coerente con il percorso intrapreso finora: partire dalla materia prima aziendale, valorizzarla integralmente e costruire prodotti capaci di raccontarne origine, qualità e identità.
«Crediamo che il valore di un prodotto si spieghi certamente nel “come” esso venga realizzato – conclude Cicirelli – dalla bontà delle materie prime alla qualità che va mantenuta ed assicurata lungo tutta la filiera, ma che trovi, allo stesso modo, la propria identità e differenziazione, nella responsabilità di chi lo produce. Una responsabilità che per noi è diventata ancora più forte e concreta quando il primo consumatore immaginato è stato nostro figlio».