Lo Senno, dal futsal all’olio, ora nella guida slow 2026
Una sfida che nasce dalla terra
C’è un filo sottile che, quest’anno, lega il racconto dei sapori lucani ai campi di calcio a 5 calcati a livello internazionale. È il filo rosso della sfida. Per Vittorio Lo Senno, classe 1980, massofisioterapista abituato a lavorare con atleti professionisti, mettersi alla prova è una costante. L’ingresso del suo olio extravergine nella guida 2026 di Slow Food Italia rappresenta l’ultimo capitolo di un percorso nato quasi per gioco, ma costruito con metodo e determinazione. Un risultato che arriva a pochi mesi dalla prima produzione, e che per questo stesso motivo merita di essere raccontato.
Il recente percorso intrapreso in campo olivicolo affonda le proprie radici in una storia familiare più lunga. «La mia famiglia ha da sempre coltivato ulivi. Nessuna ambizione commerciale, ma il solo obiettivo di produrre un olio genuino, per uso domestico». In contrada Caporotondo, in agro di Pisticci, su circa seicento piante, si è tramandata una pratica agricola legata più alla consuetudine che alla ricerca qualitativa. È proprio da questa base che Vittorio decide di partire, convinto che quell’olio, pur privo di certificazioni, avesse una qualità intrinseca.
«Sono sempre stato fiero di questa nostra tradizione, a cui associavo automaticamente un carattere di qualità ed eccellenza». Un’intuizione che lo spinge a sottoporre l’olio al giudizio di un capo panel, ma la valutazione è tutt’altro che entusiastica.
La delusione che accende il cambiamento
«Confesso che inizialmente sono rimasto più che sorpreso, ma la delusione si è presto trasformata in leva». Non si tratta di abbandonare la tradizione, quanto piuttosto fare i conti con l’evoluzione di una pratica agricola tradizionale che ha trovato, nel tempo, nuove direzioni. Alla base c’è una scelta precisa: trasformare un’attività domestica in un progetto strutturato, accettando il confronto con parametri qualitativi più rigorosi.


La tradizione non si imita, si crea, il motto che guida il suo approccio. «Credo sia un concetto che richiami bene anche l’idea di disciplina nello sport: ascoltare chi ha più esperienza, correggere gli errori, migliorare costantemente. Per farlo è necessario riconoscere i propri limiti, lavorare su sé stessi». Da qui la scelta di affidarsi a professionisti. Metodo integrato nella coltivazione, privilegiando pratiche agronomiche naturali e rispettose dell’ambiente. Nessun tipo di concimazione. Raccolta con agevolatori e immediato conferimento delle olive al frantoio a ciclo continuo dei Fratelli Carbone.
Nasce “Vittolio”: un progetto tra passione e metodo
Il nuovo corso prende forma anche in un nome, inizialmente quasi ironico: Vittolio. Un gioco che diventa identità. Il prodotto che ne deriva è radicalmente diverso dal passato: più curato e consapevole, frutto di un processo controllato in ogni fase. Il primo banco di prova arriva con il Premio Regionale Olivarum, dove l’olio si classifica 22esimo su 46 partecipanti. Un risultato che, pur non essendo da podio, assume un valore significativo se si considera la recente nascita del progetto. Subito dopo anche la partecipazione all’Evolio Expo 2026, presso lo stand della regione Basilicata alla Fiera del Levante.


Un percorso di crescita che attira l’attenzione degli esperti, portando alla segnalazione e successiva inclusione nella guida agli extravergini 2026 di Slow Food Italia, uno dei riferimenti più autorevoli nel panorama nazionale. Un nuovo ingresso a testimonianza del fatto che anche realtà emergenti e non ancora consolidate nel tempo possano trovare attenzione e spazio quando dimostrano coerenza e visione.
Il parallelismo con lo sport
Il percorso di Lo Senno richiama inevitabilmente la sua esperienza nel calcio a 5, culminata con la vittoria del campionato europeo del 2014 nello staff sanitario della nazionale. In entrambi i contesti emerge una stessa attitudine: affrontare ogni obiettivo come una sfida, senza retorica ma con concretezza. «Sono convinto che in ogni tipo di lavoro conti per prima cosa la preparazione, la costanza e la capacità di adattamento. Non esistono scorciatoie, ma solo processi da affinare nel tempo. Per questo motivo i miei prossimi passi saranno rivolti allo studio personale per fare sempre meglio».
Guardando avanti, Lo Senno immagina un progetto più ampio, ancora in fase embrionale, che unisca olivicoltura, sport e turismo. «L’idea è quella di creare un percorso capace di promuovere il benessere in tutte le sue forme, valorizzando il territorio e le sue risorse». Un’iniziativa che potrebbe rappresentare una sintesi originale tra esperienza professionale e passione agricola, mantenendo al centro lo stesso approccio: mettersi in gioco, imparare e migliorare.
«L’ingresso nella guida Slow Food è un riconoscimento che mi rende fiero del lavoro svolto fin’ora. Si tratta però di una tappa e non di un punto d’arrivo. I progetti posso evolversi rapidamente, se sostenuti da disciplina e apertura al cambiamento, ma ciò che fa la differenza è l’esperienza. Lavorare a testa bassa con costanza. È il mondo dello sport ad avermelo insegnato, e credo che per grandi linee sia applicabile a qualsiasi altra cosa».