Masseria Casa Arleo, storia di un agricoltore custode
Eredità e futuro
Giuseppe Arleo ha scelto di intrecciare la propria vita con la terra. Fare di un’eredità, futuro. Delle radici, casa. Siamo tra i paesaggi dolci e scoscesi del senisese, ai piedi del Parco del Pollino.
Nel ’92 Giuseppe prende le redini dell’azienda, proseguendo nel solco tracciato dal nonno Peppino e improntato sulla zootecnia e la cerealicoltura. Una tradizione di laboriosità rurale che fino agli anni ’80 aveva caratterizzato gran parte del territorio lucano, per poi assistere a una progressiva uscita dal settore da parte delle piccole aziende.
Nei primi anni Duemila la svolta, con la scelta di puntare su quello che oggi può essere definito, a tutti gli effetti, l’oro rosso lucano. «È stato un percorso progressivo – spiega Arleo – in quegli anni il peperone di Senise, sebbene riconosciuto da poco, era il 1996, come prodotto IGP, non poteva vantare l’attuale successo». L’azienda si dedica, infatti, inizialmente alla vendita esclusiva del prodotto fresco, per indirizzarsi solo tempo dopo verso la trasformazione – paté, peperone in polvere o a scaglie, peperoni cruschi fritti – oggi affidata e terzi.
Il disciplinare
Una scelta dal doppio valore simbolico: da un lato celebrare l’identità locale, dall’altro impegnarsi in una filiera responsabile, seguendo un rigido disciplinare di produzione che abbraccia ogni fase, dalla selezione del seme all’essiccazione, tutto interno all’azienda.
«Il seme viene autoprodotto – aggiunge Giuseppe – ogni anno seleziono la semenza per quello successivo, questo per mantenere l’autenticità varietale delle tre tipologie previste: appuntito, tronco e uncino». Un lavoro di conservazione, per preservare la tipicità del Peperone di Senise, a rischio contaminazione per la presenza di ecotipi dalla resa maggiore e dalla più semplice coltivazione.
«La raccolta avviene a mano per non rovinare i picciuoli. Dopo una prima asciugatura all’aria aperta, infatti, sarà proprio attraverso la cucitura dei picciuoli, uniti l’uno all’altro tramite uno spago, che si andranno a formare le serte, da appendere al sole».
Presidio di biodiversità
Gesti antichi dal grande valore identitario, che nell’immaginario collettivo locale fanno da sfondo alla vita quotidiana. Scandiscono il ritmo delle stagioni. Si fanno meridiana del tempo che passa. Ma quella di custodire per Giuseppe sembra essere una sorta di predisposizione personale. «Una missione» dice lui. «Vuol dire mantenere intatta quella natura e quei sapori che raccontano di noi più di quanto saremmo realmente capaci di fare con le parole».
Da alcuni alberi di pero selvatico alla Melanzana Bianca di Senise, prodotto PAT, fino a cereali e grani antichi. Senatore Cappelli per il grano duro e Carosella per il frumento tenero. Una varietà quest’ultima, sicuramente meno conosciuta rispetto alla prima e che pure rappresenta un simbolo della biodiversità agraria della regione. A ciò si aggiunge il Mischiglio, negli ultimi anni riconosciuto come Presidio Slow Food, di cui Giuseppe Arleo è referente dei produttori. Una farina composta da un miscuglio di farine di cereali e legumi.
«Nasce da una storia di privazioni e sacrifici – spiega Arleo – la storia di chi pur lavorando tutto il giorno nei campi aveva difficoltà a portare il pane sulla tavola. La farina di grano scarseggiava, essendo difatti una moneta con cui al tempo dei Borboni si pagavano le gabelle al Regno, e per assicurarsi comunque un buon apporto energetico, i contadini iniziarono ad unire al frumento, la farina di fave e ceci. Oggi questa è diventata una storia di comunità. Di riappropriazione di quello che siamo stati. Anche questo vuol dire custodire».
I riconoscimenti
Dal 2015 Masseria Casa Arleo è iscritta all’elenco regionale come Agricoltore Custode, un riconoscimento promosso da ALSIA per sostenere chi tutela varietà agricole locali e pratiche rispettose della biodiversità. Nel 2021, Giuseppe ha ricevuto il premio come miglior “custode agricolo” della Basilicata, un segno di riconoscimento per l’impegno, la passione e la costanza nel mantenere viva la cultura agricola locale.
Inoltre, Masseria Casa Arleo è presente come espositore in numerose manifestazioni nazionali a rappresentanza della regione Basilicata, dal Cook Fest di Milano al Cheese di Brà, fino al C’è più gusto a Bologna.
«Quello dell’imprenditore agricolo non è soltanto un mestiere, ma un impegno con la terra e il tempo. La responsabilità di salvaguardare quel patrimonio culturale gastronomico che attraverso le pratiche colturali, le tradizioni, le tecniche di preparazione, racconta quello che siamo stati, offrendoci forse la prospettiva di un futuro condiviso verso il quale tendere».